Cupezza
Ci sono giornate di merda. Ci sono giornate che sono di merda perchè tutto va male e le tragedie ti colpiscono. Ci sono giornate che sono di merda, invece, perchè tutte le cose più piccole ed insignificanti vanno storte, e ti sembra di vivere contropelo. Poi ci sono giornate che sono di merda perchè non c’è niente che debba andare bene o male. Scazzo. Diavoli blu. Noia, inedia, chiamatela come volete. Stai lì, aspetti il giorno dopo e questo è quanto, e ti gronda addosso quella sensazione di vuoto cosmico che ti fa realizzare quanto sia inutile vivere. Dormiresti, ma non ne hai la forza.
Poi c’è la gente. La gente è come i campi. Cioè ogni persona è come un campo, su cui coltiva tante cose. E quelle sono le relazioni umane e gli affetti/sentimenti. Ci sono i semi che arrivano portati dal vento e fioriscono. Ci sono piante sgargiati e potenti che attirano tutta l’attenzione, ci sono le erbacce che si vorrebbero togliere ma non si riesce. E non solo: ci sono alberi belli grossi che fanno ombra, o che si tengono il loro spazio uccidendo tutta la concorrenza (sono aghifoglie, l’erba, sotto, non cresce). E tu, appunto, sei il campo. Ma sei anche un po’ il fattore: e puoi coltivarti le tue piantine, lasciarle stare lì e basta, o fare un po’ come cazzo credi. Con la tecnologia o senza, sempre con il rischio che venga una grandinata della madonna, scoppi un incendio, o capiti qualcosa che ti spazza via tutto. E se non semini, non curi le piante, o come terreno sei arido… beh, puoi sempre venir fuori come un bel deserto, la terra spaccata dalle crepe della siccità.
Puoi essere giungla, o praticello ordinato. Puoi coprire tanti ettari, o sembrare un orticello. E quando abbatti un albero, comunque, sotto terra restano le radici di quello che era.
Detto ciò, in giornate potentemente di merda, anche se manderesti tutto affanculo e la cosa migliore ti sembrerebbe una bella esplosione nucleare (o anche una di quelle pittoresche stragi da adolescente a scuola con mitra trovato non si sa come), cerchi di pensare che, in fondo, molto molto in fondo, la merda è un ottimo concime.
Certo che a volte è proprio troppa. E soprattutto, chi pacca quando non dovrebbe, all’ultimo o senza sentirsi abbastanza uno schifo, va coperto di diserbante finché non si trasforma in una pozzanghera schifosa di arti violentati che si sciolgono sotto l’acido.
Questo post è stato pubblicato il Marzo 15, 2009 alle 17:48 ed è archiviato in Blue mode con i tag campi, coltivazione, cupezza, depressione, grano, merda, metafora, piante, sfiga, vegetali. Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.
Marzo 15, 2009 a 20:14
Leggo questo post mentre sono mezza rimbecillita, a casa, dopo un pomeriggio intero chiusa qui senza niente da fare. O meglio, con un sacco di cose da fare e zero voglia di farle. Che alla fine ho preferito andarmene a dormire fino all’ora di cena per far finta di non esserci.
Comunque, leggo e mi viene tristezza. Non dobbiamo più fare le 5 dopo aver bevuto come spugne, se questo è il risultato. Il vuoto cosmico dello Scazzo ci ha catturato e, anche se Jonnyhead rabbrividirà all’idea, era meglio trovarsi e fare sesso, piuttosto che scazzarci ognuno a casa sua. Insomma, recuperare quello che non era stato fatto la notte prima per colpa dell’alcol. Oppure un suicidio di coppia, non so, qualcosa di stravagante per abbattere il pericolo della noia. Pensiamoci, per la prossima volta.
p.s. Non essere incazzato. E’ un pò quello che ripeto sempre a un amico comune: non bisogna contare sugli altri, sbattitene le palle. Comunque vada, sarà un successo.
Marzo 15, 2009 a 23:54
Ilalla grazie del commento. Soprattutto grazie di aver commentato. La serata tra amici, al di là dello scazzo iniziale, è stata assolutamente piacevole. E questa è la base concreta della riflessione.
Ma la concretezza è solo lo spunto di partenza per astrarre un concetto. Ed il concetto è che siamo campi su cui crescono o non crescono tante piante. Che siamo noi a decidere a quale tipo di colture dedicarci. E nessuna serata c’entra più di tanto, e nessuna scopata cambia un granché. Quello è solo il modo di coltivare e curare la pianta più importante del boschetto, perché il campo non sia arido.
Marzo 16, 2009 a 00:04
Ci sono anche piante che curi con tanto amore e poi quando è ora di dare frutti ti alzano il dito medio e ti dicono che hanno altro da fare…