The real fallout

E’ il caldo agosto del nostro scontento. Delusi dall’Uomo, aspettiamo che giunga il giorno dopo a domani. Ognuno lo fa a suo modo, chi rilassandosi al mare, che passando del tempo con la sua ragazza, chi rimanendo nella banalità di casa sua, in città sempre più vuote.

Siamo quattro, ma non siamo un gruppo. Siamo individui soli che sanno di sopravvivere a quel che capiterà dopodomani. Abbiamo gli zaini pronti, i cuori pesanti, le membra che vibrano e anelano la stanchezza che le percorrerà. Dopodomani sarà l’ultimo giorno prima della partenza, sarà il giorno in cui con mezzi convenzionali ci  sposteremo nel luogo Necessario. E poi non ci saranno altri pensieri se non camminare: 40 o 45 km al giorno, tra pianure, altipiani, boschi, villaggetti, persone visionarie e sopravvissuti al mondo che era.

Abbiamo quanto serve in noi stessi, perché vogliamo togliere tutte le scuse e le complicazioni che disattivano la nostra forza di volontà nel quotidiano. Il nostro volere è assoluto, così come la nostra dedizione alla Causa, ma siamo incapaci nel dedicarci a cause che non sentiamo come totali. E in questo caso si combatterà per arrivare a destinazione, dove ci aspetta la nostra possibilità di sopravvivere all’Apocalisse.

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