Archivio per la Categoria Recensioni

Fattore X

Posted in Casualties, Recensioni con i tag , , , , , , , on Luglio 26, 2009 by McWagon

2 su 3, qui su UsualFallout, siamo diventati addicted a Farmville.

E visto che non ho un tubo di cui parlare, e visto che c’è una sfida con Coccis che sto vincendo in corso… e visto che anche la mia ragazza ci gioca, e sto cominciando a parlarne anche in real fin TROPPO, posto ciò.

Si legge in giro che è un gioco che già in fase beta ha raggiunto la quarta posizione nella classifica delle application più giocate di facebook (per l’unica persona al mondo che non sa cosa sia facebook, se legge qua vuol dire che è ora lo sappia). E’ della Zynga, società che secondo me farà il botto, perchè il mondo dei videogiochi con la pirateria sta andando dal culo, ma di connessioni veloci ce ne sono sempre di più, di utenti facebook sempre di più… e quindi i videogames su social network sono il futuro.

Comunque, in poche parole: se non si cura l’estetica della fattoria è due palle di gioco. Ma ti costringe ad andarci ogni tot ore a raccogliere ciò che si è seminato, se no poi secca. Una metafora della vita, indiscutibilmente. Gli edifici in giro si dice servano a qualcosa, ma a me non sembra. Costano un botto e danno un po’ di xp.

In realtà mi sono già annoiato di scrivere sta roba, che non è una recensione e tantomeno una guida. So per certo che non ci sono cheat (tutti i trucchetti che potete immaginare, bug compresi, in realtà sono un’inculata perchè poi il gioco non li salva e quindi si perde solo tempo). Conviene piantare peperoncino/riso/zucche. Aspettiamo come il Messia le novità.

Bon, questa è la mia fattoria. Saluto il vicinato e faccio una pernacchia a Coccis, che invece di coltivare sarebbe meglio facesse un banner nuovo.

fattorex

Harry Potter and the Half-Blood Prince

Posted in Recensioni con i tag , , , , , , , , , on Luglio 23, 2009 by JohnnyHead

L’ultima recensione che avevo scritto era per un altro film merdoso: 28 Settimane Dopo. Rientrano entrambi nella categoria “Film-dalle-possibilità-immense,-ma-purtroppo-lo-sceneggiatore-e-il regista-sono-dei-mongoloidi-imbecilli-scelti-a-caso-con-i-punti-della-Kinder-per-cui-è-venuta-fuori-una-merdata-assurda”. Ci sono film che sai già che non hanno possibilità di venire fuori bene, aborti e come tali ti arrendi subito. Altri ci speri un casino, o perché l’1 era una figata innovativa e aveva delle scene che meritavano o perché preso da un libro spaziale che non devono fare un cazzo di nulla, solo mettere un minimo di intelligenza per accorciare e tagliare le scene giuste (cioè quelle inutili) e non andare a inventare cazzate.

Il Principe Mezzo-Sangue è probabilmente il più bello dei sette libri. Questo film è il più brutto. E spero che rimanga il più brutto anche fra 2 anni altrimenti il 7a e il 7b saranno delle cagate ancora peggiori.

Incominciamo zittendo chiunque (imbecilli ovviamente) dica che è un libro difficile da trasportare su schermo perché lungo, con l’azione tutta concentrata nelle ultime 100 pagine e pieno di seghe mentali. (1) Se non sei capace di scrivere film tratti da libri, cambia lavoro. (2) Se fossi capace, potresti da queste premesse tirare fuori non un bel film, ma un film molto potente, cervellotico e complesso per 3/4 e con un grande finale d’azione.

La regia fa cagare. Intanto il castello rispetto ai primi film fa pena, solo scale a chiocciola e non più quei fighissimi scaloni che si muovevano. Poi i corridoi sono diventati delle sale per orgie… Ho letto da qualche parte che le atmosfere buie servono a indicare il mutato stato d’animo dei protagonisti, più cupo e serio. Tutte palle. Intanto se l’atmosfera avesse dovuto rispecchiare quello che si vede nel film avrebbe dovuto essere rosa confetto. E secondariamente mancano totalmente la suspence e il sense of wonder che erano fighissimi nei primi film.

Nell’originale le avventure romantiche del trio sono sparse qua e là per mandare avanti la storia e mettere un comic relief nei punti giusti. NON SONO ESSE STESSE LA TRAMA. La trama è la storia di Tom Riddle prima di Voldemort e della sua caccia agli oggetti che diventeranno Horcrux. Ci si accorge appena appena di questi dettagli. Tanto ormai è un film per bambini imbecilli, lento e che va letteralmente avanti per caso…

Veniamo a dettagli più precisi. Bill hanno intenzione di introdurlo direttamente all’altare? Evidentemente sì, ma in fondo perché introdurre per tempo un personaggio fondamentale per 7°? Slughorn perché è diventato un ladruncolo imbelle? Le 4 memorie mancanti di Riddle dobbiamo inventarcele? Mi era parso che Dumbledore desse a Harry dettagli un attimo più precisi per la ricerca degli Horcrux, cioè esattamente che cosa deve cercare… La battaglia finale nel castello tra l’Order of the Phoenix e i Death Eater: non pervenuta. Evidentemente i membri dell’Ordine erano a casa a farsi le seghe in quel momento.

L’unica scena bella e fatta decentemente è la caverna. D’altronde ci voleva poco, è bastato mettere in scena il libro passo passo.

Hasta la vista, baby!

Posted in Casualties, Recensioni con i tag , , , , , , , , , , , on Giugno 6, 2009 by JohnnyHead

Judgement Day

Anche se mezze, le maratone si postano sempre!

Finalmente un John Connor con le palle. È un figo a tutto tondo, intanto perché è anche Batman, ma soprattutto perché non rompe i coglioni con dubbi e menate varie, spara senza ritegno a qualsiasi cosa si muova e sa anche quando non sparare.  Dopo quella caricatura stupida e debole che ci hanno proposto in Rise of the Machines, questo è veramente lui. Ci sono voluti esattamente 25 anni, 4 film e 1 telefilm (che non voglio nemmeno nominare), ma finalmente abbiamo conosciuto il leader della resistenza, l’ultimo baluardo contro le macchine, il profeta dell’umanità, JOHN CONNOR! E ci ha esaltati, lo seguirei fino all’inferno.

Non potevamo assolutamente andare a vedere Salvation senza ripassare i primi 3, sarebbe stata una bestemmia. Non ci siamo riusciti nei giorni scorsi, per cui abbiamo fatto tutto ieri. Arrivo a casa di W alle 3 e riemergiamo verso le 9 per portare fuori il cane.  Poi alle 10 al cinema a vedere Salvation, ci hanno raggiunti anche Coccis (sei un porco perché hai disertato una maratona) e Silviaexex. Non è stata massacrante come maratona, anzi piuttosto leggera. Siamo pronti a sfide più impegnative.

Terminator. Bellissimo, grande idea originale. Atmosfera anni ‘80 totale, capelli gonfi e vestiti veramente brutti. Arnold è implacabile. Pochi dialoghi, la giusta quantità di azione, un po’ più lento di quello a cui siamo abituati ora, ma ancora godibilissimo.

Terminator 2: Judgement Day. Il solo fatto hanno aspettato più 10 anni per fare il 3 perché non osavano mettere mano alla leggenda dovrebbe bastare a chiunque come recensione. Il capelli sono meno gonfi, Sarah è schizzata, John trova nel T-800 di turno un padre putativo e la Cyberdyne esplode. Cos’altro serve? Ah, sì! Il Terminator di turno è fatto di METALLO LIQUIDO! Uno dei migliori cattivi della storia del cinema.

Terminator 3: Rise of the Machines. Mmmm… Cioè non è male e ogni saga ha bisogno di un film debole… Grazie a episodio 1 gli altri ci piacciono molto di più! La storia fila, l’idea è carina, ma per il resto lascia un perplessi. John fa pena in questo film: è debole, sfigato, indeciso, ha dimenticato come si spara e non ha mezza idea decente in 90 minuti. Oltretutto gli hanno messo un doppiatore pessimo. Arnold stava già pensando alla sua poltrona da governatore e gli fanno dire solo battutine autoironiche piuttosto deboli. Kate Brewster e la Terminatrix sono un po’ meglio, ma in ogni caso la TX (per quanto potente e interpretata da una gnocca) non arriva a essere una cattiva figa come il T-800 o il T-1000.

Terminator: Salvation. Varia dalla trama tradizionale della saga: gli umani sono all’attacco e non unicamente in difesa e in fuga. Vediamo il mondo di superficie spoglio e crollato. Skynet controlla ampie zone, ma da quello che si capisce non è in totale controllo e le sue risorse non sono illimitate, solo molto molto abbondanti. C’è una storia parallela a quella di John che ricorda molto Kenshiro con Lynn e Burt. Vediamo una delle leggendarie catene di montaggio dei Terminator (finora vista solamente in un teaser per il 2). Alla fine anche grande combattimento con un T-800 che non è fatto di cartapesta (come nei telefilm – conato di vomito). Anzi è un vero duro. Se mi state ascoltando, voi siete la resistenza. Sono John Connor.

Nei primi 3, scene qua e là di futuro post apocalisse nucleare. Ciò che sta alla base, il cuore, il nucleo centrale di Usual Fallout. Tanto fallout radioattivo proprio come vogliamo. Come dimenticare l’incubo ricorrente di Sarah in cui i bambini che giocano nel parco vengono inceneriti dalle radiazioni e l’onda d’urto dell’esplosione li porta via come foglie al vento? Judgement Day!

Judgement Day

Siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol’

Posted in Blue mode, Recensioni on Febbraio 13, 2009 by McWagon

(questa pagina è interamente tratta dal mio diario moleskine personale)

Quanti gesti si ripetono con assoluta abitudine. Accendo il computer, apro messenger, apro la posta, controllo facebook. Accendo una sigaretta. Piccoli, insignificanti rituali. Questa sera la dedico al mio defunto papà.

Alcuni giorni fa ho comprato tre libri, di un’edizione che mi piace: nell’ordine Dickens “Il Circolo Pickwick”, Konrad “Capolavori” e Gogol’ “Racconti. Ognuno di questi ha un legame fortissimo con mio padre. Il primo, porta con sé l’aneddoto più forte: da sempre me ne consigliava la lettura, da sempre mi raccontava di quando ancora ragazzo aveva finito un’intera scatola di wafer leggendolo tutto d’un fiato, una notte insonne. Il libro che avevamo era una vecchissima edizione, con tanto di illustrazioni in bianco e nero molto affascinanti. Inutile dire che non l’ho mai letto e che quando è stato il momento di chiudere la bara, visto che mio padre era un lettore instancabile, di quelli che ogni giorno hanno un libro nuovo, spesso e pesante, in mano, e di quelli che rileggono i loro “preferiti” anche decine di volte nell’arco di una vita, ho deciso insieme a mia madre di mettere quella vissuta copia vicino a lui. Perchè nel viaggio avesse il suo libro preferito da leggersi, un libro di cui aveva sempre amato il sottile umorismo (cosa molto vichinga e molto inutile, ma d’effetto. E anche nei momenti tragici è bello fare cose ad effetto: avessi potuto la barca lasciata andare al largo da incendiare lanciando frecce da riva sarebbe stato il rito funerario più adatto).

Konrad me lo consigliava come esempio di stile narrativo, da cui io – a tratti aspirante scrittore – avrei potuto trarre grande giovamento. Non c’è molto di più da dire su di lui… mentre su Gogol’ la storia si fa più complessa. Un paio di sere prima al 21 agosto (giorno in cui mio padre è uscito alle 9 di mattina di casa per andare a lavorare e non è mai più tornato) ho visto con la mia fanciulla un film, che dalla prima visione al cinema un po’ di tempo prima mi aveva lasciato un segno profondo. “Il destino nel nome”, film indiano, assolutamente diverso dal genere di film che normalmente vado a vedere, ma sulle corde di quelle che erano le mie più grandi paure fin da piccolo. Il momento più sublime e tragico del film è l’allontanamento del protagonista da casa, un professore indiano che parte per un congresso, ignorato dal figlio che si fa la sua vita e adorato dalla moglie che non si è mai separata da lui, prima d’allora. Ebbene, solo, in un appartamento squallido, il padre indiano muore di infarto. E dopo un giorno o due a mio padre è successa esattamente la stessa cosa.

La frase ricorrente del film è “siamo tutti usciti dal cappotto di Gogol”, detta con un accento cantilenante, perfettamente reso dai doppiatori. Non entro nei dettagli del perchè questa frase assuma tanta importanza… ma questa sera l’ho iniziato, l’ho letto, l’ho finito. Ed ho capito tante cose. O meglio, dire che le ho capite è assolutamente sbagliato: le ho sentite. Emotivamente. Sono cose brucianti e fredde al tempo stesso, sono la vertigine di un vuoto e di un’assurdità che la vita ti presenta con una tale naturalezza da non fartele neppure distinguere. E leggendo “Il Cappotto” (nella mia edizione tradotto con il meno popolare “La Mantella”) un turbinio di sensazioni mi ha fatto alzare dal letto e mi ha costretto a scrivere uno sfogo, troppo personale per il blog, troppo forte da poter essere tenuto segreto nel moleskine.
E questo racconto parla proprio di abitudini, di grigio, di vite che scorrono invisibili al mondo (e lo sono quelle di tutti), taglia l’anima con risposte ovvie e con la descrizione delle loro conseguenze su spiriti sensibili, o con la leggerezza di condanne a morte inconsapevoli. Passa in fretta e apre la mente a tanti pensieri, brutti per un certo verso, ma neutri se li si considera per quello che sono: l’inevitabilità.

Ma dà una sensazione di orgoglio, di superiorità, di grandezza… quando si trovano degli scritti in grado di tramsettere tanto e così immediatamente al nostro atrofizzato sentire. E cala il disprezzo su chi non sa leggere in questo modo, si è consapevoli del fatto che nessuno mai potrà essere ugualmente coinvolto, e non importa quanti libri si leggano, quante analisi testuali si siano fatte, quante nozioni si siano immagazzinate. E’ nella grandiosità e purezza delle emozioni che i pochi si elevano sopra i molti, anche solo soffrendo, arrivando dove nessuna somma porta, dove nessuno studio fa accedere, dove nessun successo concreto conta. Là ci siamo noi uomini liberi. Noi uomini vivi che possiamo permetterci qualsiasi incoerenza.

Gogol’

Posted in Recensioni on Febbraio 8, 2009 by McWagon

Un uomo che fa lo scrittore. Cioè un cazzo di genio che però è malato. Non malato nel senso che è tisico come i romantici francesi bohemien, o chesso io, ha l’aids, no,  è malato nel cervello. Neanche poi tanto come Swift, che è proprio impazzito, facendosi i suoi “viaggi” di Gulliver.

Si tratta di Gogol’. Ha fatto due cose: primo pubblica per i cavoli suoi un libro, come potrei fare io. Il libro riceve critiche PESSIME. Veramente una cosa che neanche i recensori del premio Odissea nei miei confronti avrebbero fatto. Allora compra più copie che può del libro invenduto, va con un suo servitore in una camera, e brucia tutto. Poi va a San Pietroburgo a conoscere Puskin (noto poeta dell’epoca) e vabbè.

Passano dieci anni in cui viaggia come un dannato. E mentre viaggia e ricerca una sorta di ascetismo tutto suo, scrive facendo impazzire la critica. Scrive in modo strano, con mille personaggetti col loro mondo che fanno capolino, fanno qualcosa, ti danno la sicurezza che torneranno e invece no, subito dopo scompaiono e non li incontri più dopo quella pagina. Intanto, nella sua “vita reale” diventa ossessivo su una specie di sdoppiamento della personalità: consapevolmente e senza motivi mente. Si allena a mentire sempre di più, alla madre, in giro. Si inventa storie che non stanno né in cielo né in terra solo per il gusto di farlo. E sembra davvero convinto, mentre la sua mente si stratifica e – credo impersonandomi in lui – lui comincia a vivere tutti i livelli della sua menzogna, autoconvincendosi.

Comunque dopo 10 anni dal rogo del suo primo libro torna a Mosca. Lavora ormai da tutto il decennio ad un altro romanzo, questo molto più spesso. “Le anime morte”. Si sta violentando da solo perchè non vuole più il suo stile da viaggiatore un po’ in trip. Vuole diventare morale, vuole dare un messaggio ed educare. Il risultato? Ad un certo punto, dopo dieci anni che lavora sul suo stile, arriva ad una frase, la lascia li sospesa… su una parola “dannatamente”… manca un verbo reggente, manca spiegare cosa fa il tal principe in modo “dannatamente” qualcosa per insegnare ai burocrati i valori che dovrebbero applicare… e decide di aver fallito nella sua missione di cambiare il mondo.

Già, perchè era ossessionato anche da questo: vecchiaia e non lasciare il segno (nessun suo personaggio ha mai avuto un figlio… o nessun figlio è mai sopravvissuto). Così per la seconda volta ha incendiato il suo lavoro. Questa volta non più tante copie, ma il manoscritto ancora incompiuto. E la stanza. E la casa. E se stesso. Aveva 33 anni.

Give it a chance!

Posted in Recensioni on Novembre 10, 2008 by JohnnyHead

Inno allo schifo

Posted in Recensioni on Giugno 18, 2008 by McWagon

Bene, io di post così ne ho scritti davvero pochissimi. Però ogni tanto ce vò. Nel senso che vagare per la rete è qualcosa che si fa abbastanza spesso. Trovare qualcosa di malato all’altezza è raro. Un post così starebbe da dio su http://ilrestodelpautasio.blogspot.com e qui su UsualFallout è un po’ fuori tema.

Ma non essendoci un tema, si può anche far che mettere. Così le bambine si shockeranno e schiferanno. E i maschietti proveranno dolore. Stavo approfondendo online il discorso “perversioni sessuali” (sì, dare esami e PURE PASSARLI non mi fa bene per niente) e sono arrivato sul sito di un uomo che ama tirarsi le palle. Ma tanto. Se le lega e ci si appende, o fa anche di peggio. Il sito in sé che trovate qui è per farvi riflettere. Certo non è “Two girls one cup” (per chi sa di cosa sto parlando), ma ha il suo pathos.

link non più disponibile

E a parte questo, il mondo è proprio un posto strano. Le devianze che nascono dal cervello sono suggestive ma alle volte c’è proprio da chiedersi se siamo della stessa razza. Affascina sempre di più l’idea di arroccarsi nel proprio mondo, difenderlo con infiniti bastioni, ed assumere la totale consapevolezza che quello è il bene, e tutto il resto, fuori, è sbagliato. Se odio i negri e mi piace bruciarli, quello è bene. E tutto il resto è male. Se mi piace masturbarmi sulle foto de La Pimpa, quello è bene. E tutto il resto è male. Se mi soddisfa solo prendere un té insieme ad una ragazza, chiacchierando, o fare due risate con gli amici, quello è bene. E tutto il resto è male. 

Il fascino di voler conoscere tutto, soppesare tutto, almeno una volta provare le cose, sentirsi inadatti e scoprirsi mancanti in qualche ambito, per soffrirci perchè non si capisce mai che semplicemente ognuno ha il suo scopo ed il suo binario. Sono tendenze di cui sono vittima che però non hanno senso. Non sono Rocco Siffredi e non sono neanche Sant’Agostino. Ma chi l’ha detto che devo essere uno o l’altro? E soprattutto, come cazzo viene in mente a qualcuno di legarsi un cordino attorno ai coglioni ed impiccarcisi per sentirseli tesi e gonfi?!? Ipse dixi.

Il pomeriggio strano di un week-end che fino a quel momento era andato bene

Posted in Blue mode, Recensioni on Giugno 8, 2008 by JohnnyHead

Rinomato è lo scazzo che prende Wagon e me quando ci troviamo per cazzeggiare e senza un obiettivo; diventa uno scazzo cattivo che ci logora da dentro e l’unica soluzione è a un certo punto salutarci frettolosamente per evitare danni permanenti. Questo week-end invece ci siamo visti abbastanza e stava andando tutto bene. Anche senza avere grandi idee ci siamo barcamenati tra attività decenti (vd. post precedente) e l’avvoltoio nero non si era posato sulle nostre spalle… Non poteva durare e abbiamo tirato troppo la corda. Qualche Dio misericordioso ci ha graziato e siamo solamente stati attorniati dalla stranezza, non dall’immondo scazzo. Un po’ immondo quello che ci ha circondato sì però.

Dopo pranzo abbiamo preso e siamo partiti verso Torino Comics. L’ho trascinato e Wagon venne (probabilmente perché non aveva veramente uno stracazzo da fare oggi pomeriggio). Mentre per il mio coinquilino era la prima volta, per me è stato credo l’ottavo anno filato; dopo un po’ sono tutte uguali queste fiere e non ne puoi più… Si sapeva già che sarebbe stata una manifestazione minore rispetto agli altri anni, dopo il fallimento totale della scorsa edizione, e in effetti gli stand erano pochini, c’era però molta gente e ho visto abbastanza entusiasmo nel pubblico. Purtroppo però ho iniziato a rompermi i coglioni lì dentro (anche di scrivere questo post, invero!). Bah… C’erano un botto di Emo (ci perseguitano in questo periodo) oppure alternusi o gente normale. Tanti cosplayer, che fanno atmosfera. Il solito alle fiere-mercato di fumetti. Fuori, nel piazzale del lingotto invece un ritrovo di tarri (di quelli pneumatici) con macchine modificate. Modificate soprattutto nell’impianto audio perché la maggioranza delle carrozzerie faceva cagare e i motori non lo so e anche lo sapessi non ci capirei nulla o non potrebbe fottermene di meno.
Lo scazzo mi ha preso del tutto. Probabilmente Wagon scriverà cose più sensate di me. Vado a mangiare qualcosa e finire di leggere un libro di merda (Accelerando di Charles Stross edito dalla Armenia – non leggetelo mai, fa veramente schifo) così potrò poi passare a qualcosa di bello.

AH! Ho comprato una T-shirt rossa con la faccia di Devilman sopra. E nessun fumetto. Oggi proprio non era giornata.